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martedý 11 ottobre 2016

Capillaroscopia in diagnostica reumatologica

L'Italia fa scuola a livello mondiale

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Hanno partecipato 150 reumatologi da 45 nazioni - inclusa tutta l'Europa, le due Americhe, Corea del Nord, Kazakistan, Russia, Cina, India, Giappone, Hong Kong, Singapore, Australia e Nuova Zelanda - alla 7ma edizione dell'Eular Course on Capillaroscopy and Rheumatic Diseaseas, tenutosi a Genova in settembre: dati che testimoniano il clamoroso successo ottenuto dall'evento durato 3 giorni organizzato da Maurizio Cutolo, direttore della Clinica Reumatologica del Dipartimento di Medicina Interna dell'Università di Genova - Irccs San Martino, e il suo team. «Il capillaroscopio - di cui oggi è dotato quasi ogni reparto di reumatologia - si conferma l'unico strumento semplice, sicuro, economico e di grande efficacia diagnostica nell'individuare precocemente le minime lesioni dei microvasi, specie e livello periungueale, e in particolare nel distinguere un fenomeno di Raynaud iniziale benigno dall'esordio della sclerodermia o delle sindromi correlate» premette Cutolo.

Riguardo al corso, spiega, «ha previsto letture introduttive sullo stato dell'arte di tutte le problematiche relative ai disturbi microcircolatori nelle malattie reumatiche (in particolare sulla fisiopatologia della sclerodermia e delle malattie fibrosizzanti) tenute dai più grandi esperti internazionali della materia, lezioni dettagliate con televoto prima e dopo l'esposizione per verificare il grado di apprendimento di ogni messaggio con comparazione dei risultati tramite grafici. Il corso comprendeva sessioni pratiche intranet, con ripresa televisiva in diretta del malato e dell'operatore (riprodotta su 10 maxischermi) di comparazione in vivo sullo stesso paziente tra capillaroscopia e laser-doppler, tra videocapillaroscopia e analisi del flusso sanguigno periferico tramite Lasca (o laser speckle, forma sofisticata di laser doppler), tra videocapillaroscopia e analisi sonografica della cute delle aree malate». Nel programma erano incluse inoltre sessioni pratiche in cui gruppi di circa 10 partecipanti distribuiti in 14 stazioni capillaroscopiche dove erano a disposizione un paziente e un tutor potevano verificare la personale capacità di lettura di una capillaroscopia.

«Lo scopo delle comparazioni» chiarisce Cutolo «era quello di dimostrare come al dato morfologico ma statico della capillaroscopia si associano le evidenze funzionali del flusso periferico rilevate dal laser doppler e dal Lasca: in altre parole, a un danno maggiore del microcircolo visibile alla capillaroscopia corrisponde una maggiore riduzione del flusso. Nel caso dell'ultrasonografia, il confronto dimostrava la corrispondenza tra perdita dei capillari in capillaroscopia e aumento della fibrosi cutanea all'analisi sonografica. «Tutte le metodiche usate per le comparazioni sono anch'esse impiegate in clinica» sottolinea Cutolo «e hanno validato e confermato i pattern capillaroscopici e il loro score come "biomarker" per valutare la complessità e la severità dello stato di malattia del paziente, oltre a essere fondamentali al follow-up per verificare l'effetto di una terapia. L'unico limite di questi strumenti (fatta eccezione per il capillaroscopio) è il costo, soprattutto del Lasca. Tuttavia, considerando la gravità delle patologie il paziente ha il diritto di essere sottoposto a tali esami sia in fase iniziale per evitare errori diagnostici sia nel follow-up per valutare l'effetto delle terapie, come nel caso di un nostro studio con bosentan e iloprost, antagonisti dell'endotelina-1» [1].
Va sottolineato che se la capillaroscopia si è imposta in reumatologia a livello mondiale il merito va ascritto principalmente proprio alle ricerche di Cutolo e della sua scuola. «Da un articolo pubblicato 20 anni fa sullo scarso interessamento del Snc nella sclerodermia correlato alla severità del danno periferico rilevato alla capillaroscopia è nato l'interesse di definire meglio i segni morfologici iniziali di danno connessi alla malattia e di capire come la progressione di tali segni correlasse con la patofisiologia di altri marker solubili e soprattutto con la chimica» ricorda l'esperto. «Tali correlazioni sono state validate e accettate in tutto il mondo, tanto che nel 2013 i criteri internazionali diagnostici per la sclerodermia dell'American College of Rheumatology e dell'Eular hanno introdotto il dato capillaroscopico, con conseguente incremento di sensibilità e specificità dei criteri classificativi della dermopatia dal 60% al 90%». Naturalmente la ricerca prosegue. «Abbiamo pubblicato uno studio mondiale [2] in cui si dimostra su 59 centri di 16 nazioni che, all'analisi capillaroscopica il numero dei capillari del dito medio della mano destra all'analisi capillaroscopica è predittivo della progressione della malattia, soprattutto delle ulcere». Sono inoltre in sviluppo apparecchiature per l'analisi automatica digitalizzata dei quadri capillaroscopici atti a risolvere il problema della variabilità intra- e inter-osservatore. «A novembre» conclude Cutolo «presenteremo i dati a 12 anni di follow-up di malati di sclerodermia studiati con capillaroscopia che, a questo punto, si configura come il futuro dei metodi di monitoraggio della patologia».

1] J Rheumatol, 2014;41(5):881-6.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24692525

2] Arthritis Rheumatol, 2016;68(10):2527-39. doi: 10.1002/art.39718.https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27111549 

Author:A Zenorini

Source:Doctor33